Editoriale – numero 79 – anno 2021

Secondo la revisione trimestrale di Cecimo del mercato e della produzione delle macchine utensili, i livelli di produzione di MT sono in calo, poiché le prime stime mostrano che la produzione è diminuita di oltre il 30% nel 2020 a causa della pandemia. In volumi assoluti, la produzione di macchine utensili dovrebbe scendere a 18,7 miliardi di euro nel 2020. Questo è il punteggio peggiore per la produzione di macchine utensili aggregate CECIMO dalla crisi finanziaria del 2009.

Sempre secondo Cecimo Statistics Toolbox Q3-2020, l’indice di produzione industriale dell’UE27 continua a diminuire nel terzo trimestre del 2020. La lettura trimestrale IPI media dell’economia europea è attualmente del 99,3, una diminuzione del -5% rispetto allo stesso periodo del precedente anno. In termini settoriali, il settore dei beni di investimento registra diminuzioni a due cifre durante questo periodo di tre mesi.

La domanda ora è: per quanto tempo l’industria europea e, da un punto di vista più ampio, l’economia europea resisteranno a questo stato di cose? Questi dati sono vecchi di qualche mese, quando tutti aspettavamo il 2021 come l’anno in cui la pandemia si sarebbe definitivamente lasciata alle spalle: ora, nelle idi di marzo, abbiamo la ragionevole certezza che dovremo affrontarla fino al terzo trimestre e che la sua eredità più significativa debba ancora venire.

In Italia, dove le esportazioni totali segnano il -24,2% rispetto al 2019, per un valore di circa 2.300 milioni di euro, lo scenario è cupo: il governo ha largamente consentito la cassa integrazione straordinaria, con contemporaneo divieto di licenziamento, ma alla fine di questi provvedimenti molte aziende saranno costretti a licenziare molti dei loro lavoratori. Se la pandemia durerà più a lungo, sarà difficile per un gran numero di aziende, non solo del Turismo e dell’Enogastronomia, ma anche dei Servizi e dell’Industria, resistere: tante hanno già chiuso, molto di più insomma.

L’11 febbraio 2021, la Commissione europea ha pubblicato le previsioni economiche per l’inverno 2021. Le previsioni prevedono che l’economia dell’area dell’euro crescerà del 3,8% sia nel 2021 che nel 2022. Le previsioni prevedono che l’economia dell’UE crescerà del 3,7% nel 2021 e del 3,9% nel 2022.

Le economie dell’area dell’euro e dell’UE dovrebbero raggiungere i livelli di produzione pre-crisi prima del previsto nelle previsioni economiche dell’autunno 2020, in gran parte a causa della dinamica di crescita più forte del previsto prevista nella seconda metà del 2021 e nel 2022.

Dopo la forte crescita nel terzo trimestre del 2020, l’attività economica si è nuovamente contratta nel quarto trimestre poiché una seconda ondata della pandemia ha innescato nuove misure di contenimento. Con tali misure ancora in vigore, le economie dell’UE e dell’area dell’euro dovrebbero contrarsi nel primo trimestre del 2021. La crescita economica dovrebbe riprendere in primavera e acquisire slancio in estate con il progredire dei programmi di vaccinazione e le misure di contenimento gradualmente allentate.

Anche le migliori prospettive per l’economia globale dovrebbero sostenere la ripresa. L’impatto economico della pandemia rimane disomogeneo tra gli Stati membri e si prevede che anche la velocità della ripresa varierà in modo significativo.

Anche per Tube Today la pandemia ha complicato tutto: le fiere hanno cambiato il loro programma, alcune sono state cancellate, altre si sono tenute virtualmente, e l’organizzazione delle uscite è stata soggetta a continui cambiamenti. Ad ogni modo, stiamo ancora lavorando per offrire ai nostri lettori, abbonati e clienti, il miglior servizio possibile.

Ci vediamo in giorni migliori.

Editoriale – numero 78 – 2020

La speranza che tutti avevamo è che a questo punto si potesse intravvedere la fine dell’emergenza e che si potesse iniziare a parlare di nuovo di una possibile ripresa e delle tappe necessarie per renderla stabile.

Invece, siamo ancora a parlare di lock-down, più o meno rigidi, e di una situazione che in tutta Europa alterna brevi periodi di regresso a lunghe, oscure, settimane di pandemia in fase crescente, con numeri spaventosi legati soprattutto alle vittime, sistemi sanitari al collasso, medici, infermieri e operatori della sanità esausti.

Ci eravamo dati convintamente appuntamento alla Tube Düsseldorf, convinti che lo spostamento a dicembre fosse ragionevolmente garanzia che la fiera si sarebbe svolta regolarmente. Invece, eccoci qui orfani della principale manifestazione del settore, a darci appuntamento a un 2022 che sembra lontanissimo e quasi irreale, invece è dietro l’angolo.

Mancano pochi mesi, poi si tornerà a parlare di acquistare spazi, di programmi, di calendari di eventi, di metri quadrati di superficie espositiva, di appuntamenti. Soprattutto, si parlerà di chi ci sarà e chi no, intendendo però non soltanto chi sarà presente in fiera, ma chi si sarà salvato da questa drammatica pandemia che tante vittime ha mietuto fra la popolazione ma che altrettante minaccia di mieterne nei vari comparti dell’economia.

Fino ad ora gli incentivi statali, erogati in ogni paese in forme diverse, unitamente al divieto di effettuare licenziamenti, anche in questo caso operativo in forme differenti in molti stati dell’UE, hanno anestetizzato una situazione che rischia di diventare esplosiva con l’inizio dell’anno. In molti settori, oltre alla crisi della domanda in Europa, si sente anche molto l’effetto della concorrenza di altri Paesi ove la pandemia ha avuto effetti infinitamente meno gravi, basti pensare alla Cina dove, oltre al focolaio iniziale, non si sono avute ondate di ritorno se non minime, mentre in Europa la seconda ondata rischia di essere addirittura peggiore della prima.

In molti ambiti si stanno sperimentando anche soluzioni innovative. In ossequio al motto di Keynes del “lavorare meno, lavorare tutti” anche alcuni colossi mondiali del calibro di Microsoft e Unilever stanno sperimentando la settimana corta, manifestando addirittura soddisfazione per la produttività dei dipendenti che pare sia aumentata. Alcuni governi nazionali, non ultima la Nuova Zelanda la cui giovane premier ha ventilato, en-passant, la possibilità di introdurre giornate festive per arrivare alla settimana corta di stato, si stanno interessando a questa possibilità per perseguire l’obiettivo di reintegrare i posti persi con le misure anti-Covid. Insomma, dove non arriva la rivoluzione di Industria 4.0, potrebbe arrivare la pandemia: non si sa se ci sia da rallegrarsene…

Editoriale – numero 77 – 2020

La pandemia Covid-19 si sta ancora diffondendo in Europa e nel mondo intero, esercitando una pressione significativa sui bilanci delle nazioni e su tutto il settore manifatturiero. È inutile, ma dobbiamo prendere atto che l’industria soffre profondamente e non tutte le aziende usciranno dalla crisi, non tutte saranno ancora in piedi quando tutto arriverà alla fine. Gli ordini sono in calo, nel secondo trimestre l’indice della produzione industriale in Europa è diminuito di quasi il -20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo nel mese di aprile la produzione industriale è diminuita del -27% su base annua. La seconda ondata di pandemia terminerà il lavoro, dando il colpo di grazia a molte aziende che già non erano così solide prima: l’aspetto positivo è il terzo trimestre, con una ripresa della produzione industriale che, anche se i dati non sono ancora del tutto disponibili, potrebbe dare impulso al settore con trend positivo. Nel quarto trimestre, che mirava a vedere una crescita generale di ordini e attività, il dilagare della pandemia ha stravolto tutte le previsioni, ora sostituite da un gigantesco punto interrogativo: cosa sarà il futuro?

L’unica soluzione è resistere, cercare di non cadere e salvare i dipendenti, aspettare giorni migliori, in cui la pianificazione sarà più facile e l’incertezza non sarà il sentimento principale per tutti.

Difficile per manager e industriali affrontare un momento in cui non riescono a controllare il proprio destino, quando il futuro è nelle mani di qualcun altro: nell’industria, con numeri e stime accurate di solito si può prevedere tutto, in ogni condizione si può sempre provare fare qualcosa per invertire la situazione peggiore. Adesso non è possibile: possiamo solo aspettare e vedere cosa succede. Non è facile da accettare per donne e uomini d’azione.

Un altro argomento in cui possiamo solo aspettare e vedere cosa succede è Tube Düsseldorf. Dopo il rinvio primaverile, la mostra è in programma dal 7 all’11 dicembre: mentre altre fiere, EuroBlech prima, hanno scelto di diventare virtuali, Tube è ancora in presenza. Molte aziende, come potete leggere nelle nostre pagine speciali all’interno di questo numero della rivista, hanno deciso di annullare la loro partecipazione, ma molte sono ancora pronte a prendere parte a un evento che si spera sia il primo passo per la ripresa del settore. Ci saremo, con report giornalieri sul nostro sito e tante fotografie direttamente da Messe Düsseldorf, se non arriva niente a modificare i piani. In effetti, se la fiera si tenesse davvero, sarebbe una grande iniezione di positività e speranza per tutto il settore, oltre che un impulso per il business.

All’interno della nostra rivista troverete tante pagine dedicate a Tube2020, così come ad altre fiere che si sono succedute in questi mesi: Bi.Mu a Milano, EuroBlech Digital e Tube & Wire China.

Buona lettura.

 

Editoriale – numero 76 – 2020

L’incertezza della stabilità politica deriva dal Recovery Fund e dal meccanismo per la stabilità economica: che ironia
C’è un’Europa che mette alla prova la sua stabilità politica con una discussione sul Meccanismo Europeo di Stabilità, destinato a tutelare la stabilità economica. Il destino ci mette una buona dose di ironia, come sempre, e la politica, anche in questo caso come sempre, una buona dose di miopia. Il futuro dell’Europa se lo giocano Conte e Rutte: il primo, con in mano una coppia di otto, il secondo con un colore, nello specifico di denari, quelli che non vuole assolutamente sentir parlare di dividere con i paesi della fascia mediterranea, Francia compresa, in ginocchio per un’emergenza sanitaria affrontata di petto e non con la mano sugli occhi.
Alla fine, la vittoria di Conte con una coppia di otto non fa che accentuare l’immagine di un’Europa irrimediabilmente divisa in tre grandi raggruppamenti, il Nord, il Sud e l’Est, con la Germania della pensionanda Merkel impegnata nel vano, ma ammirevole, tentativo di tenere in piedi una baracca che fa acqua da tutte le parti: prima o poi, anche il fanciullo teutonico finirà le dita da infilare nei buchi che si aprono nella diga blu-stellata proprio a partire dall’Olanda. A quel punto allora la piena affogherà i sogni e le speranze di tre veri statisti, De Gasperi, Schumann, Adenauer, lasciati in mano a personalità di ben altro calibro e spessore, non adeguate a superare interessi di parte per raggiungere uno scopo più alto e più ampio.
Prospettiva pessimistica? Forse. Ma un’Europa incapace di gestire unitariamente crisi politiche, militari e sociali, ora si trova a dover ammettere di non essere in grado di gestire unitariamente un’emergenza sanitaria, fallendo anche miseramente nel trovare un accordo puramente economico per sostenere non soltanto gli stati membri in difficoltà, ma anche quel barlume di unità che è rimasto.

Non è una questione di populismi: è una questione di apparire non all’altezza di fronte agli Europei. Di fronte a un’economia che si regge sulla capacità di lavorare insieme, in parte, e di condividere i mercati e che ha bisogno, in quasi ogni Paese dell’Unione, delle stesse attenzioni: difesa della produzione, guardia alta sui costi delle materie prime, e tante altre azioni ottimamente sintetizzate da Cecimo nel suo decalogo per il post Covid-19.
E’ difficile, in un contesto del genere, poter pensare all’ottimismo e a un futuro positivo, anche per l’oggettiva difficoltà che l’emergenza sanitaria ha causato a molte aziende in molti Paesi europei.
Tra le novità principali di questo numero, il rinvio di Euroblech al prossimo marzo. Euroblech era la fiera che maggiormente aveva resistito al rinvio, ma di fronte agli scenari mutevoli dell’epidemia in nazioni tradizionalmente molto importanti per il mondo della lamiera e delle macchine, dal Sud America all’Estremo Oriente, gli organizzatori hanno preferito dare l’appuntamento al 2021.

Resite invece BIMU che scommette forte sulla possibilità di un ritorno alla normalità nel prossimo autunno, così come Tube, sempre in programma per dicembre.

Per quanto riguarda la nostra rivista, proseguiamo nel nostro impegno di dare informazioni ai nostri lettori sulle novità dal mondo delle macchine utensili, dell’acciaio e delle applicazioni di tubi e condotte, più significativo che mai in questo momento in cui i contatti sono limitati. Non smettete di seguirci.

Editoriale – Numero 75 – 2020

Dopo due mesi di blocco, l’economia e l’industria europee si stanno riavviando, cercando di capire quale sarà il modo migliore per raggiungere la normalità. Non è così facile, poiché anche prima della pandemia correvano a due velocità, aumentando le differenze tra i paesi: le economie settentrionali erano come sempre veloci, quelle meridionali erano stabili, a rischio di stagnazione in Italia, meglio in Spagna e in Grecia.

La pandemia ha ottenuto il risultato di fermarli tutti, portandosi al minimo: nel settore delle macchine utensili, Cecimo, l’Associazione europea dei produttori, stima una riduzione del 25% da un anno all’altro. La previsione di un rimbalzo del 20% è solo una buona notizia per tutte le economie europee, se non addirittura su larga scala, per le economie mondiali.

Il rimbalzo è certamente, come correttamente sottolineato da Cecimo, una prova della forza e della capacità del settore di adattarsi alle nuove condizioni al contorno dovute alla riorganizzazione degli impianti, nuove regole nella fornitura di assistenza e consulenza tecnologica, nuovi ostacoli nei trasporti e Dogana; in breve, di fronte a un mondo in cui, dopo la pandemia, la circolazione di merci e persone sarà più dif cile, molte aziende dovranno ripensare la propria modalità operativa e trovare la strada per rifornire i propri clienti nonostante le dif coltà. Ciò è particolarmente evidente nei servizi post vendita e nell’assistenza delle macchine utensili, dove la possibilità di agire da remoto è ancora limitata e limitata ai macchinari più recenti già sviluppati sullo standard Industry 4.0.

Questo per dire che il rimbalzo forse è più dif cile del previsto e può coinvolgere settori inaspettati: l’industria e soprattutto i produttori di macchine utensili, hanno bisogno di misure immediate, se possibile a livello sovranazionale, per difendere l’economia europea, che è diversa dalla difesa delle economie dei singoli Stati . L’Unione europea sembra aver fallito la s da di affrontare la pandemia come una sola: il tema della solidarietà tra Stati e sussidi alle imprese, ai lavoratori e alle famiglie sembra essere lo scoglio contro cui affonderà la fragile barca europea. L’ef cienza e l’ef cacia nello sviluppo di un ambiente che sosterrà tutte le economie nei loro sforzi di ripresa sarà la grande possibilità di dimostrare che il sogno europeo è ancora attuale e realizzabile.