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Editoriale numero 74 – 2020

Ora che abbiamo smesso di sembrare i personaggi di una produzione hollywoodiana, dobbiamo affrontare la necessità di prevedere il momento in cui l’economia ricomincerà e inizieremo il nostro percorso verso la normalità. Ciò che è chiaro è che la tabella di marcia per la normalità non sarà facile e immediata, dovremmo procedere passo dopo passo, riavviando l’economia per gradi. Non è ancora possibile, al momento, capire se il riavvio verrà effettuato dalle autorità politiche con catene di produzione, ma probabilmente ci vorranno alcuni mesi. È facile prevedere che avverrà non prima dell’autunno, con alcune differenze da paese a paese, secondo i tempi del picco di pandemia.

Qualunque siano i nostri pensieri e i nostri obiettivi oggi, è sicuro che non saranno gli stessi domani, poiché le condizioni cambiano molto più rapidamente di quanto riusciamo a fare programmi a breve e medio termine. Alcuni oratori ottimisti prevedono un’ampia ripresa dopo il blocco, poiché i consumi riprenderanno in tutto il mondo man mano che le persone torneranno a spendere soldi e godersi la vita dopo il lungo periodo di isolamento e paura.

Da questo punto di vista deve essere intesa come molto stimolante la scelta di tenere Tube 2020 a dicembre: potrebbe essere il momento giusto per approfittare della volontà di ripartire di aziende e addetti ai lavori. Quello che teniamo per certo è che la decisione di posticipare la mostra a fine febbraio è stata molto tempestiva, appropriata e coraggiosa, soprattutto perché è stata assunta in un momento in cui la pandemia non era così chiaramente riconosciuta a tutti i livelli e qui in Italia tutti noi eravamo più preoccupati di essere esclusi da tutti gli eventi internazionali di quanto non fossero ritardati o cancellati.

Le raccomandazioni formulate da Cecimo ai decisori nazionali ed europei per evitare lo scioglimento del potenziale industriale europeo sono chiare e forti: agevolazioni fiscali, crediti, aiuti finanziari straordinari, quadro di facilitazione dei pagamenti, infrastrutture, riprogrammazione dei fondi strutturali. La domanda è se queste contromisure, quando applicate, possono essere sufficienti. La sensazione è che l’unico modo per uscire da questa crisi economica mondiale in arrivo sia di ripensare completamente la struttura industriale ed economica dei nostri tempi: senza una palingenesi completa del nostro quadro economico è difficile pensare come le nostre aziende possano uscire dal blocco globale. Non è il momento di pensare da soli, ma di creare relazioni che possano aiutare tutti a ricominciare: aziende, governi e persone devono accettare l’idea che dobbiamo preservare i mercati, e preservare i mercati significa prima di tutto preservare l’occupazione che significa a sua volta preservare aziende, capacità produttive e commercio. Non c’è altra via d’uscita che immaginare un anno o due di cooperazione tra Paesi e aziende in tutto il mondo in una sorta di nuova globalizzazione volta alla tutela comune.